Race Around Rwanda 2021: quando una gara di ultra-distance si trasforma in un viaggio in bicicletta

A un mese dall’evento di ultra-cycling Race Around Rwanda, Eleonora Balbi (customer support assistant a komoot) si è trovata di fronte a una scelta cruciale. Con tutti gli eventi invernali in Europa cancellati o rimandati per via della pandemia, doveva decidere se accettare l’invito last-minute all’evento in Ruanda o se accontentarsi di un periodo indefinito senza viaggi né eventi entusiasmanti.

Tre settimane dopo Eleonora era già a Kigali, la capitale del Ruanda. Dopo qualche giorno trascorso cercando di abituarsi alle temperature tropicali locali, Eleonora ha iniziato la sua avventura. Le sue condizioni fisiche non erano ideali, ma Eleonora poteva contare sulla sua solida esperienza da ciclista “ultra” nonché su una buona conoscenza dell’evento, cui aveva già partecipato l’anno precedente. In più la Race Around Rwanda era appena stata convertita da gara a viaggio in bikepacking per via delle restrizioni pandemiche locali. Eleonora era felice di partire senza doversi preoccupare del risultato.  

Pieno di carboidrati con vista lago

La Race Around Rwanda nel suo formato “viaggio” è stata all’altezza delle aspettative di Eleonora. Il ritmo dei sei giorni trascorsi in sella, decisamente meno serrato di quello tipico da gara, ha fatto sì che i partecipanti avessero più tempo a disposizione per godersi l’avventura. Lunghe pause pranzo per sfuggire al caldo erano la regola – una piacevole sorpresa per Eleonora, un’atleta abituata a nutrirsi in bicicletta per risparmiare tempo. In più il cibo era ottimo e perfetto per chi pedala: riso, patate, verdure e fagioli costituivano il pasto base, solitamente servito a un buffet con prezzo fisso. E non sono mancate viste mozzafiato lungo il percorso, una su tutte quella sul lago Kivu. 

Anche le strade asfaltate e ben tenute del Ruanda sono un vero spettacolo. Come Eleonora aveva già avuto modo di constatare durante la sua prima Race Around Rwanda, il Paese ha poco a che vedere l’ambientazione che nell’immaginario europeo si associa all’Africa, quella della savana polverosa:

“Mi aspettavo che il Paese fosse molto secco, con strade polverose e piene di buche, ma ho subito realizzato che il Ruanda è molto verde, con tantissime colline coltivate a riso, tè e ortaggi”. 

Muscoli (e nervi) d’acciaio

Colline verdi, asfalto liscio e tantissime persone in bici: Visitando il Ruanda da ciclista, Eleonora non ha potuto fare a meno di notare il gran numero di biciclette che sfrecciano sulle strade locali a massima velocità, stracariche di merce e cavalcate da fantini impavidi. “Ho visto ciclisti scendere da colline ripide senza freni e fermarsi mettendo semplicemente il piede a terra. La velocità a cui viaggiano su quelle bici è impressionante, soprattutto considerato il dislivello. Su una salita sono stata accompagnata da un ragazzo che mi faceva da pacemaker. Dopo circa cinque chilometri mi ha detto sorridendo:

‘Hey! La tua bici è bella, ma tu sei lenta!'”. 

Sebbene avesse appena perso la sfida in salita contro una semplice bici da passeggio, Eleonora ha ricevuto il supporto di alcuni tifosi locali: “A volte dei bambini mi correvano dietro facendo il tifo per me o sfidandomi.”

Tre cose potrebbero aver reso Eleonora una sorta di sorpresa agli occhi di quei bambini: donna, bianca e in bicicletta per puro divertimento. Per chi non lo sapesse, le donne ruandesi non sono solite andare in bicicletta e pedalare non è considerato un piacere. “Per la maggior parte dei ruandesi la bicicletta è un mezzo di trasporto. Usare la bici per divertimento è abbastanza raro” ci ha raccontato Eleonora. Questo non significa però che il ciclismo come sport in Ruanda non esista.

Gli eroi del team nazionale

La squadra nazionale di ciclismo ruandese, il Team Africa Rising, gareggia nel circuito internazionale e gode di finanziamenti governativi nonché di estrema popolarità nella comunità locale. “È stato emozionante vedere come nei dintorni di Musanze (qui ha sede il centro di allenamento, ndr) i corridori professionisti vengano visti come eroi. Hanno il supporto di grandi e piccini: i bambini facevano a gara per riempire loro le borracce ogni volta che si fermavano”.

Eleonora ha potuto sperimentare in prima persona la sportività e la correttezza di questi atleti: “Il primo giorno pedalavamo in gruppo e mi sono staccata. Il più giovane dei corridori ruandesi, Jean-Eric Habimana, mi ha aspettata assicurandosi che potessi stare alla sua ruota per rientrare nel gruppo”. Quando Eleonora gli ha fatto i complimenti per lo sforzo, Habimana ha risposto con umiltà spiegando che si tratta del suo impegno quotidiano per cercare di diventare più veloce di altri. 

Scoprire il Ruanda in bicicletta

Gentilezza degli atleti professionisti a parte, Eleonora si è divertita molto durante questa avventura e scoprire il Ruanda al di fuori delle normali condizioni di gara è stata un’esperienza indimenticabile. Con il “coprifuoco” in vigore dalle 18:00 alle 4:00, Eleonora ha deciso di affrontare le tappe fin dalle prime ore del mattino e di approfittare delle ore serali per riposare:

Adoro pedalare alle prime luci dell’alba: svegliarmi prima degli altri, avere la strada tutta per me e poi rendermi conto che il resto del mondo si sta svegliando. Sentire gli uccelli e vedere il sole che sorge mi dà molta energia per il resto della giornata. In più non volevo avere fretta di raggiungere l’hotel prima delle 18:00, quindi svegliarmi presto mi ha dato più tempo per godermi la giornata in bicicletta”.

Nulla a che vedere con la frenesia dei ritmi di gara: momenti come questi hanno fatto innamorare Eleonora del Rwanda, un Paese che consiglia vivamente di visitare – ovviamente in sella alla bicicletta!


Il piano d’azione

L’attrezzatura

Come suggerisce il nome originale, Race Around Rwanda è una gara di ultra-cycling. Eleonora ha fatto i bagagli di conseguenza: “Preferisco portare con me l’essenziale, quindi avevo solo una piccola borsa da sella e una piccola borsa per il tubo superiore del telaio”. Nelle borse, Eleonora ha riposto i seguenti accessori:

  • Crema solare
  • Kit di riparazione con camere d’aria di ricambio, pompa, leve per copertoni, attrezzi, fascette, nastro isolante, olio per catena, salviette umide
  • Un paio di pantaloncini di ricambio
  • Gambali e manicotti
  • Giacca antipioggia
  • Biancheria intima per la notte (per chi non lo sapesse, i ciclisti non indossano biancheria intima sotto i pantaloncini mentre sono in sella)
  • Spazzolino da denti e dentifricio

Alcuni partecipanti avevano optato anche per abiti di ricambio, ma Eleonora è bravissima a indossare lo stesso kit da ciclismo per più giorni. Dopo un paio di giorni si inizia a non percepire più il proprio odore, ci ha rivelato.

Percorso e navigazione

Komoot era il partner per i percorsi dell’evento, quindi tutti i partecipanti l’hanno usato per scaricare le tracce gpx e per adattare il percorso a tappe più facili rispetto alla gara – ma anche per scovare potenziali scorciatoie. In particolare, Eleonora ha usato komoot per controllare il profilo altimetrico tappa dopo tappa, in modo da sapere in anticipo quanta salita avrebbe dovuto affrontare il giorno seguente.

Per la navigazione Eleonora ha utilizzato un Garmin Edge 530: “Ho collegato il mio account komoot a quello Garmin. Sincronizzare i Tour è stato semplicissimo: avevo solo bisogno del mio telefono e della connessione internet. Gli organizzatori dell’evento hanno dato a tutti i partecipanti una scheda SIM locale con dati, quindi non c’è stato alcun problema per sincronizzare i Tour, anche in viaggio. Ho semplicemente caricato il Garmin ogni sera in hotel e la batteria durava per l’intera giornata”.

Pernottamento

Simon, l’organizzatore della Race Around Rwanda, ha inviato un’e-mail ai partecipanti con informazioni sugli alloggi lungo il percorso, organizzando i pernottamenti in anticipo e fornendo l’indirizzo di ogni sistemazione al mattino. In questo modo ognuno poteva decidere il proprio programma, purché fosse in linea con gli orari del coprifuoco.

I consigli di Eleonora per il bikepacking in Ruanda:

  • Portare una camera d’aria di scorta
  • Bere acqua in abbondanza e fare attenzione al sole
  • Cercare di imparare qualche parola in Kinyarwanda (la lingua franca del Ruanda)

Per un resoconto giornaliero del percorso e dell’esperienza di Eleonora, visita la raccolta Journey Around Rwanda su komoot.

Fotos di Nils Laengner

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