Sulla traccia dell’Atlas Mountain Race

Quattro amici condividevano il desiderio di scoprire il Marocco in bicicletta. Claire, Natalia, Petra e Neil hanno quindi deciso di avventurarsi in un viaggio in bikepacking affrontando in parte il percorso ufficiale dell’Atlas Mountain Race 2020.

Seguendo un Tour di sette giorni pianificato con komoot, i quattro compagni d’avventura hanno pedalato per 777 km da Marrakech a Issafn. Le loro foto e le loro testimonianze raccontano paesaggi spettacolari e un’avventura memorabile – in altre parole la destinazione perfetta per un viaggio in bikepacking.

Percorso spettacolare, come un tramonto nel deserto

Singletrack tecnici, discese mozzafiato, rocce, polvere e caldo. Claire, Natalia, Petra e Neil sono rimasti estasiati dalla bellezza dell’itinerario, tanto spettacolare da poter essere comparata allo splendore dei tramonti nel deserto.

Il primo giorno i quattro amici hanno lasciato Marrakech pedalando per qualche km su piste ciclabili e strade secondarie prima di vedere il traffico urbano scomparire nella quiete della campagna. Da lì in poi hanno proseguito su sterrati compatti che si snodavano tra campi verdi, intervallati da qualche salita corta, ma ripida.

Con il variare dello scenario il percorso ha però iniziato a farsi più impegnativo. Sulla strada sempre più ripida che si inerpicava verso piccoli villaggi berberi, Claire, Natalia, Petra e Neil hanno addirittura dovuto spingere la bici per procedere.

La loro ricompensa è però arrivata al calare del sole, quando si sono ritrovati di fronte allo spettacolo del deserto illuminato dalle luci calde del tramonto, mentre affrontavano un trail in discesa.

Dopo aver percorso una dorsale con vista sulle scogliere a picco sull’oasi Fint e guadato un fiume, i quattro compagni di viaggio hanno finalmente completato la prima tappa.

Battesimo da bikepacker

Come fosse una sorta di rito d’iniziazione al bikepacking in Marocco, i quattro giramondo hanno presto dovuto affrontare diversi inconvenienti meccanici.

Per esempio quando durante il secondo giorno il gruppo si è improvvisamente reso conto di aver perso Natalia al termine di una ripida discesa affrontata dopo un altopiano di circa 11 km. Neil, Claire e Petra si erano fermati a scattare foto al paesaggio, ma non vedendo Natalia arrivare, dopo circa cinque minuti il gruppo ha deciso di risalire la collina per cercare la compagna che in effetti era piuttosto impegnata a spingere la sua bici a mano, visto che il copertone tubeless si era bucato e i tentativi di gonfiarlo non avevano avuto alcun successo. Fortunatamente grazie a una mini-pompa portata dai compagni il copertone di Natalia è entrato in pressione e si è sigillato perfettamente.

Poco più tardi, dopo una ripida salita, il copertone di Natalia aveva già bisogno di un nuovo rabbocco d’aria: era chiaro che il pneumatico doveva essere riparato. Così i quattro si sono fermati nei pressi di un’abitazione, dove oltre a effettuare le riparazioni hanno avuto occasione di bere del tè gentilmente offerto dai padroni di casa.

Purtroppo Natalia ha dovuto affrontare ulteriori guasti meccanici durante il viaggio: il sesto giorno il deragliatore della sua bici si è rotto sul percorso verso Tagmout, costringendola a procedere a velocità ridotta per 30 km fino a destinazione.

Un altro episodio simile si è verificato durante il quarto giorno, a 2 km dall’oasi Fint. Questa volta la sfortuna ha colpito Claire: una vite mancante alla tacchetta della scarpa non le consentiva di sganciarsi dal pedale. Con l’aiuto dei suoi compagni Claire è però infine riuscita a liberare la scarpa e a sostituire la vite mancante con un’altra presa dal kit ricambi di Natalia.

Anche Neil ha avuto modo di confrontarsi con diversi inconvenienti, dalla sella sfondata – la sua fidata Airone ha ceduto alle asperità degli sterrati marocchini –  al cambio rotto, che invece lo ha costretto a procedere per diversi km con una sola marcia e infine a salire su un bus per raggiungere la destinazione.

Nemmeno Petra è stata esonerata dagli incidenti di percorso: una caduta su sterrato durante il quinto giorno le è costata una giacca strappata e soprattutto qualche costola ammaccata.

Nella terra del tè alla menta

Il tè alla menta è stato il fil-rouge di questo bikepacking, nonché il simbolo dell’ospitalità della gente incontrata sul percorso dell’Atlas Mountain Race.

Durante il viaggio Claire, Natalia, Petra e Neil si sono fermati spesso presso piccoli ristoranti a mangiare (nella maggior parte dei casi sardine) e a sorseggiare del tè seduti ai tavolini a bordo strada. Qui i quattro avventurieri sono diventati l’attrazione principale per cani e gatti randagi, ma anche per i bambini curiosi e divertiti. Altre volte anche gli adulti hanno dimostrato interesse per il gruppo di viaggiatori. Come per esempio Hussain che li ha invitati a casa sua a bere tè e mangiare pane e nocciole con la famiglia al completo. Neil ricorda ancora l’ospitalità della famiglia e la loro incredulità quando il gruppo ha raccontato loro (in un francese improvvisato) che circa 200 ciclisti avrebbero a breve pedalato sui percorsi dell’Atlas Mountain Race, proprio dietro casa loro.

Oltre ad essere amichevole, la gente del posto ha prestato aiuto al gruppo in diverse situazioni critiche. Come durante il quarto giorno a Tamskrout, quando i quattro viaggiatori erano alla ricerca di un posto dove passare la notte. Seduti in un piccolo caffé a escogitare un piano, i compagni d’avventura sono stati all’improvviso interrotti da una voce che parlava inglese. In poco tempo il proprietario ha offerto loro alloggio e cena, prenotando addirittura la struttura per la notte successiva ad Aguinane. Dopo un pasto delizioso a base di frittata berbera, cioccolato e l’immancabile tè, i quattro amici hanno trascorso la notte in una camera dipinta di arancione, trasformata in stanza per gli ospiti per l’occasione.

Marocco, dove la strada appartiene a capre, pecore e asini

Essere sorpassati da un asino con un anziano in groppa o dover lasciare spazio a un invadente branco di pecore al pascolo sono situazioni all’ordine del giorno sulle strade marocchine – e l’unica forma di traffico che generalmente si incontra.

Anche il traffico tradizionale non si è mai rivelato un problema, nemmeno sulle strade principali dei monti Atlas. Gli automobilisti erano cortesi e rispettosi e i camionisti a volte si fermavano sugli sterrati per evitare che i quattro viaggiatori respirassero la polvere alzata dalle ruote dei camion.

Le capre si sono rivelate il pericolo maggiore, soprattutto di notte. Sui monti Atlas il sole cala in fretta e fa buio presto. Spegnendo le luci della bici si può vedere la Via Lattea in tutto il suo splendore, ma bisogna prestare attenzione alla capre che pascolano sprovviste di campane, rendendole difficili da notare nell’oscurità.

I cani pastore possono costituire un’altra minaccia, ma con un po’ di esperienza diventano gestibili. Curati e obbedienti ai comandi dei proprietari, i cani pastore sono sempre rimasti a una distanza di sicurezza e non hanno mai cercato di avvicinarsi o mordere i quattro bikepacker – volevano soltanto che stessero lontano dal loro gregge.

L’Atlas Mountain Race 2020

L’idea di Claire, Natalia, Petra e Neil era quella di avere un assaggio di ciò cui andranno incontro i partecipanti dell’Atlas Mountain Race 2020. Sebbene la loro rotta si sia discostata in alcuni tratti da quella ufficiale per questioni logistiche, i quattro viaggiatori hanno potuto provare sulla propria pelle il grado di difficoltà del percorso AMR e scoprire uno degli angoli più suggestivi al mondo, nonché una destinazione perfetta per gli amanti di bikepacking.

Durante l’ultimo giorno, Claire, Natalia, Petra e Neil hanno affrontato il segmento ufficiale dell’AMR che da Tagmout conduce a Issafn, una pista accidentata che risale al periodo coloniale francese. La salita è graduale, ma le condizioni del fondo non consentono di procedere spediti. Rocce, pietre smosse e canali scavati dall’acqua rendono la pedalata difficoltosa e in alcuni tratti bisogna addirittura procedere spingendo la bici. La fatica viene però premiata da una vista spettacolare della strada che taglia la montagna, di cui si può godere una volta raggiunta la cima.

L’Atlas Mountain Race 2020 promette di diventare un evento epico e memorabile e potrebbe addirittura esserti d’ispirazione per la tua prossima avventura in bici in Marocco, come lo è stato per i nostri bikepacker.

The Atlas Mountain Race is going to be an epic event, and as these four have shown, it can provide great inspiration for your own bikepacking trip to Morocco. 

Qui puoi dare un’occhiata alle Raccolte create da Claire, Natalia, Petra e Neil giorno dopo giorno.

Per visualizzare la Raccolta completa dell’Atlas Moutain Race clicca qui. La gara partirà sabato 15 febbraio 2020.

Testi e foto di Claire Frecknall, Natalia Pasierska, Petra Dolejsova e Neil Davey. Di seguito trovi il link ai loro profili komoot dove potrai consultare i loro percorsi dell’Atlas Mountain Race:

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